
La terza Davis di fila è lì, nella bacheca ormai troppo piccola di una ex cenerentola del tennis mondiale.
Stavolta non ci sono le granitiche certezze del numero uno sempre in campo, Sinner, e neppure la bellezza incalcolabile dei rovesci di Lorenzo il Magnifico: ci sono due campioni teoricamente “minori”, un gruppo solido, un movimento che, a oggi, non ha rivali a nessuna latitudine.
Berrettini vede verde, come nell’amata Wimbledon della finale Slam della sua vita, e centra il weekend perfetto, portando a casa il primo punto della Finale, dominando.
E poi c’è lui, Flavio Cobolli: mezzo romano e mezzo fiorentino, faccia da pariolino e cuore da borgataro, capace di “doppiare” in semifinale e finale due partite da fibrillazione atriale, portando lentamente il publico all’estasi.
Contro Munar, spagnolo simpatico come la gramigna, il biondino parte malissimo, cede 6-1 di schianto e ci ricorda che abbiamo anche un doppio e che potremmo vederlo in campo.
Poi viene unto dallo spirito azzurro della Davis e ribalta il match come per incanto, again; manda a quel paese Munar, picchia da fondocampo e porta il match sul suo campo, quello dell’agonismo puro e dell’alta tensione; vince un altro tie break e chiude 7-5 la pratica Insalatiera nella bolgia bolognese, rimettendoci sul gradino più alto del podio.
É la vittoria dell’Italia, nitida e indiscutibile, non pronosticabile in questa misura dopo le defezioni dei due top player.
Alla fine vincono tutti perché il movimento è forte, trainato dalla stella rara Jannik, riempie i circoli, sforna campioni e campionesse che non hanno più paura di sfidare il mondo e sconfiggerlo.
Vincono tutti perché al supermercato la casalinga di Voghera e il ragionier Filini non sanno quando giocherà l’Italia del calcio, ma sussurrano al vicino: “stasera gioca Sinner”, oppure “torno a casa per vedere la Coppa Davis”.
Siamo campioni del mondo per la terza volta consecutiva.
Siamo figli di programmazione, talento e cuore italico.
Siamo l’Italia che non ti aspetti e che nessuno ha visto arrivare.
Alzate la Coppa, siamo i più forti.


