
Energia, Pichetto Fratin: “Con il nucleare e 14 miliardi l’Italia punta all’autonomia. Primi reattori negli anni Trenta”
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica traccia la rotta per il futuro del Paese: via libera ai decreti sul nucleare entro l’anno, maxi-investimenti per le imprese manifatturiere e un approccio pragmatico su rinnovabili, idrocarburi e biocarburanti.
Ridurre la dipendenza dall’estero, garantire energia a prezzi competitivi per le aziende e assicurare stabilità al Paese attraverso un mix energetico equilibrato che unisce rinnovabili, geotermico e, nel prossimo decennio, il ritorno al nucleare.
È questa la strategia delineata dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, nel corso del forum “Cambio di paradigma”, in un’intervista con il direttore de Il Mattino, Vincenzo Di Vincenzo.
Il ritorno del nucleare: i tempi e le motivazioni
Il percorso verso l’energia atomica in Italia ha già una tabella di marcia definita. «Il 29 settembre la delega in materia è diventata legge ed entro la fine dell’anno conto di presentare tutti i decreti attuativi», ha annunciato Pichetto Fratin.
Secondo le stime del ministero, i primi reattori potrebbero vedere la luce entro la prima metà degli anni Trenta, con l’avvio effettivo della produzione nella seconda metà del decennio. Una scelta non più rimandabile secondo il governo: «È l’unica soluzione che abbiamo se non vogliamo scivolare verso la povertà. Per competere nel mondo c’è bisogno di una quantità sufficiente di energia a prezzi competitivi».
14 miliardi per sostenere le imprese
Un sostegno fondamentale arriverà dai 14 miliardi di euro che saranno mobilitati in due anni grazie allo scostamento di bilancio. Risorse che il governo intende indirizzare verso investimenti capaci di generare un effetto immediato sul tessuto produttivo, con un occhio di riguardo per le industrie manifatturiere che rappresentano l’ossatura economica d’Italia.
Auto e idrocarburi: un approccio pragmatico
Sul fronte dei trasporti e dei carburanti, il ministro ha evidenziato i limiti strutturali e orografici del Paese, con ben 42 milioni di veicoli circolanti. Nonostante la spinta sull’elettrico e sull’ibrido, gli idrocarburi restano per ora indispensabili: da qui il giudizio favorevole sulla revisione dello stop totale alla vendita di motori endotermici dopo il 2035 imposto dall’Unione Europea, così come l’apertura strategica verso i biocarburanti.
In merito alla raffinazione, Pichetto Fratin ha rassicurato sulla tenuta del sistema: le 10 raffinerie attive in Italia garantiscono l’autosufficienza nazionale (fatta eccezione per una leggera carenza di carburante per aerei). Le recenti criticità nei rifornimenti registrate in alcune regioni, come Campania e Puglia, non derivano da problemi strutturali, ma da blocchi logistici temporanei (come quello ai varchi della raffineria di Taranto) e dalle tensioni geopolitiche internazionali sul mercato del Golfo Persico.
Il Mezzogiorno e il Mediterraneo al centro
Infine, il ministro ha rimarcato il ruolo strategico del Mediterraneo e del Sud Italia — citando realtà come Napoli, Bari e la Sicilia — non solo per la vocazione turistica, ma per la straordinaria capacità produttiva e per la gestione delle grandi reti energetiche e commerciali che collegano Europa, Africa e Medio Oriente.

