Il mio nome è “mai più”

L’opinione-quasi bonsai.

E voglio il nome di chi si impegna
A fare i conti con la propria vergogna.
Dormite pure voi che avete ancora sogni, sogni, sogni

Lo psicodramma in casa grillina è ormai più avvincente di una soap-opera.

Crimi ha già dichiarato, in sole 24 ore, tutto e il contrario di tutto, sempre smentito anche dal caldarrostaro di via del Corso.

Di Maio è governista, Grillo sfascista, Di Battista è Di Battista.

Nel caravanserraglio della corrida dei dilettanti allo sbaraglio ormai dichiarano tutti, da Crippa a Battelli, fino a Ricciardi.

La platea dei “tengo famiglia” è ampia e variegata, non solo sulla sponda 5 Stelle, ma gli orfani di Casaleggio sono in un cul de sac che ricorda Ecce Bombo di Nanni Moretti: mi si nota di più se vengo e sto in disparte o se non vengo per niente?

A caldo “mai con il PD”, è diventato a freddo “un patto per il futuro del centrosinistra”; “mai più con Renzi” si è trasformato nella più incredibile “corte” della storia in chiave Conte-ter; “mai con Draghi” è già diluito nei distinguo, negli appelli alla responsabilità, nell’invocazione alla governabilità, nei tentativi di matrimonio.

Di interessi.

La corazzata grillina, trasformata in carrozzone, procede verso l’iceberg delle prossime elezioni politiche.

L’orchestra sul ponte suona la colonna sonora: “Il mio nome è mai più”.

Dirige il Maestro Beppe Grillo.

Autore dell'articolo: Henry de la Roche

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