Gli anticasta vanno in guerra. Per la buvette.

scatoletta_tonnoIn principio millantavano di essere l’anticasta.

Comuni cittadini che si vantavano di non avere alcuna esperienza in ambito politico e giustificavano il fatto di non possedere competenze specifiche raccontando di voler entrare nei palazzi del potere, da semplici cittadini per l’appunto, per combattere il sistema dall’interno.

“Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”. Dicevano.

“O noi o loro”. Dicevano.

“Mandiamoli tutti a casa”. Dicevano.

“Nessuno resterà indietro”. Dicevano.

“Uno vale uno”. Dicevano.

E potremmo continuare riempiendo di inchiostro intere pagine riportando testualmente gli slogan che il “sacro blog” e gli addetti alla comunicazione dei grillini hanno diffuso negli anni per rimarcare la differenza tra i soliti politici e gli “onesti cittadini a 5 Stelle”, tra i vecchi partiti e il Movimento e tra il prima e il dopo il loro ingresso all’interno delle istituzioni.

Ci hanno raccontato di voler abolire i privilegi, di occupare le poltrone al massimo per due mandati per poi tornare ad occuparsi di ciò che facevano prima di candidarsi alle elezioni, allo scopo di non lasciarsi inglobare nelle maglie della politica fatta di benefit, rimborsi, sconti, viaggi gratuiti e ristoranti in cui si consumano lauti pasti spendendo pochi euro.

A proposito di quest’ultimo punto, appena insediati in Parlamento, nell’ormai lontano 2013, gli eletti del Movimento 5 Stelle addirittura si rifiutavano di frequentare la Buvette di Montecitorio in segno di protesta per il listino prezzi troppo basso, considerato un’ingiustizia nei confronti di tutti gli altri italiani. Qualcuno dei parlamentari grillini beccato a pranzare lì è stato persino costretto a cospargersi il capo di cenere e fare pubblica ammenda.

Prima della scadenza dei famigerati due mandati, però, qualcosa è cambiato.

I pentastellati, pur essendo al governo da oltre due anni, non solo non hanno eliminato nessuno dei privilegi che avevano promesso di cancellare ma, a quanto pare, hanno imparato molto bene da chi dicevano di voler combattere e, quando possono, cercano pure di procurarsi ulteriori vantaggi.

L’ultima boutade a 5 Stelle è firmata dalla deputata Marialuisa Faro, classe 1984, catanese eletta nella circoscrizione Puglia, da giugno 2018 membro della V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione, che sabato pomeriggio, proprio durante i lavori della suddetta Commissione – convocata per la discussione degli emendamenti al Decreto Rilancio – rientrando dalla pausa pranzo ha preso la parola per fare l’unico intervento targato M5S.

Non per fornire il suo contributo sulle misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia o sulle politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da Covid 19.

No. Per quello c’erano i suoi colleghi dei partiti tanto denigrati in passato.

Lei, la deputata Faro, ha aperto il microfono per denunciare di aver trovato chiuso il ristorante della Camera e per chiedere al Presidente di Commissione, grillino come lei, di mobilitare il Presidente della Camera, altro pentastellato, e il Collegio dei deputati Questori affinchè il servizio di ristorazione fosse garantito anche nei giorni festivi.

Qualcosa di inconcepibile!
I deputati sono costretti a lavorare in un caldo fine settimana di giugno e non gli viene garantito neppure il servizio di ristorazione.
Cioè, i deputati devono lavorare in caldo fine settimana di giugno, ribadiamolo, e gli addetti al servizio ristorazione no?
Dov’è finito il rispetto per le istituzioni?
Per fortuna esiste una diligente deputata che è intervenuta nelle sedi opportune per fare in modo che lei e i suoi colleghi non siano più costretti a fare i conti con questo grave disservizio.

I parlamentari sono lì per lavorare e non possono mica perdere il loro prezioso tempo a cercare un ristorante, un bar o una tavola calda per consumare un pasto, con i prezzi tipici dei locali del centro di Roma, oltretutto.

Sia mai!

Meglio chiedere che il ristorante interno resti aperto anche nei fine settimana e nei festivi.

E poco importa se questo comporterà un aggravio dei costi per le casse dello Stato e, di conseguenza, per le tasche dei contribuenti italiani.

Una chiara dimostrazione di come la sedicente anticasta, una volta assaporati i privilegi, ci abbia preso gusto e sia diventata più casta (sostantivo) della peggiore casta.

Con buona pace degli elettori che avevano accordato la fiducia al MoVimento proprio per eliminare qualche vantaggioso status quo parlamentare.

Probabilmente è vero che “il potere logora chi non ce l’ha”, e quando lo si ha, aggiungiamo noi, si fa di tutto per accrescerlo.

Ah, i grillini e le loro contraddizioni!
Se non ci fossero, forse bisognerebbe fare a meno di inventarli.

Autore dell'articolo: Maria Attianese

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