Sinner, la breccia di Porta Pia

Il Roscio cavalca con baldanza sui Sette Colli, riporta il sole nella piovosissima settimana degli Internazionali e si prende il trono di Roma, Sede Vacante per cinquant’anni, appena dieci lustri dopo Adriano Panatta.
Un doppio 6-4 con il pilota automatico, senza l’aura da “Demolition Man”, ma con la sicurezza e il cipiglio di chi sa di essere il più forte, oltre ogni stanchezza fisica e mentale, oltre le difficoltà, oltre i ritmi forsennati che lo stanno vedendo dominare i Master 1000 di questo incredibile 2026.
Ruud fa quel che può, prova a buttarla in caciara e prolungare gli scambi “alla Medvedev”, ma Sinner è troppo tutto per lui e quando serve sgancia la cinghia di trasmissione del norvegese e fa girare a vuoto il suo tennis: sale con le percentuali di prime palle, aumenta la pressione, allunga la profondità dei colpi e porta a casa il risultato, con la facilità “relativa” alla quale ci ha abituato il tennista altoatesino.
Jannik vince Roma riaprendo, con inerzia rovesciata, la breccia di Porta Pia, da Pontifex universale del tennis moderno, con vista sul Tevere e sul Cuppolone e un esercito di nuovi tennisti e tenniste che crescono sui campi di tutta Italia.
Jannik oscura il derby di Roma, normalizza il calcio, macchia di regale porpora i bianchissimi blocchi lapidei del Foro Italico, aggiungendo magnificenza a magnificenza, diventa sempre più ambasciatore di una italianità differente, non solo estro, talento e fantasia, ma anche metodo, duro lavoro e programmazione.
La serata magica di Roma è tutta nelle lacrime accennate da Ruud per la figlia neonata e nel suo sincero tributo al tennis italiano, nella vittoria del Doppio Bolelli-Vavassori evocato sul palco, nel viso segnato dall’emozione di Adriano Panatta, nella commossa eleganza e nel pudore di un campione come Sinner, “soltanto” al sesto Master 1000 di fila, nella leggenda per aver già vinto tutti i Master 1000 in calendario.
La serata magica dello sport italiano, quello vero, è nell’immagine silenziosa di un Presidente della Repubblica che sente l’esigenza di omaggiare su un campo da tennis il campione dei campioni, il tennista più forte del mondo, quello che sta per diventare, qualora non lo sia già, lo sportivo italiano più grande della storia.
Viva Jannik, viva il Papa Re con la racchetta.

Autore dell'articolo: Paolo Di Caro

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