Beppe Alfano, l’antimafia con la penna in mano.

Era il 1993.L’otto gennaio del 1993.Beppe Alfano fu freddato dai killer mentre tornava a casa, forse non del tutto ignaro del fatto che su di lui pendesse una condanna a morte da parte della mafia.Beppe scriveva, senza filtri, di criminalità organizzata, rapporti fra mafia e massoneria e, probabilmente, aveva “incrociato” la latitanza del boss catanese […]

Ingroia, l’ex magistrato col pallino del complotto.

“Il Covid? È stata la ndrangheta”. Antonino Ingroia non è un cittadino qualsiasi. È stato un magistrato in prima linea, uno che si è fatto le ossa a fianco di due icone della magistratura antimafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Poi è “cresciuto” e si è occupato delle controverse vicende giudiziarie di Bruno Contrada e […]

L’Italia delle guerre perdute.

Il Covid-19 e la Protezione Civile “dimenticata”.

Le battaglie perse si riassumono in due parole: troppo tardi.

(Douglas MacArthur)

Protezione Civile

Dalle sabbie mobili dell’emergenza Covid-19 emerge la solita Italia senza attributi, quella che va in guerra ma “non si deve sapere in giro”, quella che vorrebbe sempre aspettare che sia certo il vincitore prima di schierarsi; l’Italietta dei generali che giurano fedeltà a giorni alterni e dei soldati lasciati in balìa degli eventi, con le mostrine cangianti e l’equipaggiamento scarso.

La pandemia è una guerra.

Inutile pensare di combatterla come se fosse una normale emergenza sanitaria, con una impostazione gerarchica più simile al telefono senza fili che alle quadrate legioni romane.

E la guerra l’abbiamo già persa.

Nel modo peggiore, come da tradizione.

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Cento tristi ragazzi morti. Nuove foibe, vecchie negazioni.

I resti di 250 persone trucidate ed infoibate nel Kočevski rog sono stati recuperati in Slovenia da una spedizione speleologica. Il responsabile delle indagini, Pavel Jamnik ha accusato dell’eccidio l’Ozna, la polizia segreta jugoslava. Le squadre della morte facevano parte del suo braccio «operativo», il Knoj, Corpo di difesa popolare della Jugoslavia, che doveva «ripulire» […]